💡“L’infinito” di Giacomo Leopardi, il vuoto di una persona disorientata, il ruolo del caregiver

di Pietro Vigorelli

Sempre caro mi fu quest’ermo colle,

e questa siepe, che da tanta parte

dell’ultimo orizzonte il guardo esclude.

Ma sedendo e mirando, interminati

spazi di lĂ  da quella, e sovrumani

silenzi, e profondissima quiete

io nel pensier mi fingo; ove per poco

il cor non si spaura. E come il vento

odo stormir tra queste piante, io quello

infinito silenzio a questa voce

vo comparando: e mi sovvien l’eterno,

e le morte stagioni, e la presente

e viva, e il suon di lei. Così tra questa

immensitĂ  s’annega il pensier mio:

e il naufragar m’è dolce in questo mare.

Anche una persona disorientata ha davanti a sé una siepe, ma oltre quella c’è il vuoto assoluto, un baratro spaventoso. La persona disorientata non conosce la presente stagione, non riconosce lo stormir del vento, non ha più un pensiero di cui è padrona. Al posto della dolcezza del naufragar in questo mare c’è l’angoscia di non saper più dove sono, chi sono, in che tempo sono.

E il caregiver che cosa può fare?

Esserci, stare lì accanto a lui come una solida roccia, un sicuro punto di riferimento a cui il naufrago possa aggrapparsi.

Tribuna 129, 18 febbraio 2026

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